Nel dopoguerra la cittadina di Monteroni era riunita intorno alla Parrocchia "Maria SS. Assunta". Si percepiva l'esigenza di superare quelle che erano le originarie "strutture" andando incontro a quella che sembrava essere l'esigenza del paese in questa fase di forte sviluppo: accogliere i fedeli in forma diversa rispetto a come era stato proposto sino ad allora.
Quasi contemporaneamente due sacerdoti monteronesi intuirono che le proprie energie dovevano essere dedicate a quest'opera "missionaria" costruire qualcosa che, fino ad allora non esisteva: Don Carmelo MARTINO edificò la Parrocchia di Maria SS. Ausiliatrice e Don Antonio GIANCANE fondò l'Oratorio "San Giovanni Bosco".

Le pagine che seguono sono tratte dal testo "Oratorio San Giovanni Bosco - Immagini e appunti di vita monteronese" scritto dal prof. Paolo FAGGIANO - Desa Editore - 2004.
 
 
L'idea di realizzare "un oratorio" fu proposta in data 11 maggio 1952 da Don Antonio GIANCANE ad un piccolo comitato formato da Geom. Antonio MANCA, Luigi ALLESCIA, e Antonio MANFREDA.
Il gruppo era guidato dal Rev. Sac. Don Antonio GIANCANE e si era proposto di inviduare, a Monteroni di Lecce, una zona dove realizzare "l'oratorio". Una volta inviduato il terreno ritenuto necessario, Don Antonio sapeva che occorrevano i soldi per pagarlo, per cui si rivolse al Comitato (presidente Geom. Antonio MANCA) per esporre la necessità d'impegnarsi per la pratica di un prestito presso una banca. Purtroppo, sorsero vari problemi che fecero venir meno il comitato.
Don Antonio rimasto solo ed assai demoralizzato, confidando nell'aiuto di Dio e del Servo San Giovanni Bosco, il primo gennaio 1953, decise di lanciare un foglietto mensile "Risveglio di Vita" con il quale illustrava la finalità dell'opera. Ebbe buona accoglienza nella popolazione, tanto che l'energico e irremovibile Don Antonio cominciò a raccogliere i fondi una sottoscrizione. Ciò avvenne anche grazie alle donazioni dei cittadini monteronesi e su una tessera personale i volontari che aiutavano Don Antonio nella raccolta fondi "certificavano" i versamenti delle offerte mensili.
Nel giro di due anni fu raccolta la cifra (enorme agli occhi del Sacerdote) di £ 700.000.
A questo punto iniziò il problema del suolo su cui erigere quello che sarebbe dovuto diventare l'"Oratorio".
Vi erano al momento diverse opzioni:
a) "Ficheto" nei pressi del cimitero;
b) "Nestola" prospiciente Piazza Garibaldi;
c) la tenuta Mescia Ruseddhra";
d) altre tre zone non determinate.
Dai molti contatti avuti emerse l'individuazione di un lotto della "Villa Morea" nel rione "Li Spierti".
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